Il cambiamento climatico non è più un fenomeno lontano o astratto: alluvioni, terremoti, incendi e altri eventi estremi stanno diventando sempre più frequenti e devastanti. Per le piccole e medie imprese italiane (PMI), spesso situate in territori ad alto rischio, questi eventi non rappresentano solo una minaccia per la sicurezza, ma anche un serio problema economico e finanziario. Ed è proprio per rispondere a queste esigenze di tutela che il Governo ha deciso di prorogare l’obbligo di sottoscrizione delle polizze assicurative catastrofali per le imprese, inizialmente previsto per il 31 marzo 2025.
Sommario
Con il nuovo Decreto-legge approvato il 28 marzo 2025, l’obbligo slitta al 31 dicembre 2025, lasciando più tempo alle aziende per adeguarsi e valutare le coperture assicurative più adatte. Una misura accolta con favore da molte associazioni di categoria, ma che solleva anche interrogativi: cosa succede se non si è in regola entro la nuova scadenza? Quali sono le agevolazioni previste? Come scegliere una polizza davvero efficace?
In questo articolo faremo chiarezza su tutto ciò che riguarda la proroga delle polizze catastrofali: dalla normativa alle opportunità di risparmio fiscale, passando per i consigli su come muoversi per tempo e con intelligenza.
Proroga
La proroga al 31 dicembre 2025 dell’obbligo di sottoscrizione di polizze assicurative contro rischi catastrofali per le PMI è stata ufficializzata con l’approvazione, il 28 marzo 2025, del nuovo Decreto-legge in materia di adempimenti fiscali e misure per la competitività. Questa misura era originariamente prevista dalla Legge di Bilancio 2024, che obbligava tutte le imprese a coprirsi contro eventi catastrofali naturali – in particolare sismi, alluvioni e frane – a partire dal 1° gennaio 2024. Tuttavia, la complessità operativa nell’attuazione della norma, unita alle difficoltà economiche di molte PMI nel reperire coperture assicurative adeguate a prezzi sostenibili, ha reso necessaria una proroga.
Secondo quanto riportato anche dall’ANSA, il Governo ha preso atto delle segnalazioni provenienti dalle associazioni di categoria, tra cui Confindustria, CNA e Confartigianato, che hanno chiesto maggiore tempo per adattarsi alla nuova imposizione. Alcune imprese non erano nemmeno a conoscenza dell’obbligo, mentre altre avevano riscontrato difficoltà nell’accesso a offerte assicurative trasparenti e competitive.
Il nuovo termine – 31 dicembre 2025 – ha quindi una duplice funzione: da un lato, consente al tessuto produttivo italiano di mettersi in regola senza eccessivi oneri, dall’altro lascia spazio a un possibile intervento normativo più strutturato, che potrebbe prevedere anche incentivi o detrazioni fiscali per le imprese che si assicurano.
L’obiettivo finale resta lo stesso: rafforzare la resilienza delle imprese italiane di fronte a eventi naturali sempre più frequenti e distruttivi. Ma il tempo a disposizione non va sprecato.
Chi è obbligato a stipulare la polizza
L’obbligo di stipulare una polizza assicurativa contro i danni catastrofali riguarda tutte le imprese con sede legale o operativa in Italia, indipendentemente dalla forma giuridica o dal settore economico di appartenenza. Non si tratta quindi solo di aziende manifatturiere o agricole situate in aree a rischio, ma anche di imprese di servizi, commerciali o artigiane. L’unico discrimine resta la residenza fiscale nel territorio italiano e il possesso di beni strumentali, fabbricati o infrastrutture potenzialmente esposti a eventi naturali estremi.
Il contratto assicurativo deve coprire obbligatoriamente i danni ai beni aziendali derivanti da calamità naturali quali:
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Terremoti
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Alluvioni
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Frane
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Inondazioni
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Altri eventi atmosferici connessi al cambiamento climatico
L’obbligo, tuttavia, riguarda solo la copertura dei danni materiali diretti ai beni aziendali e non include – almeno per ora – la perdita di profitto o l’interruzione di attività. Per questi aspetti, le imprese possono eventualmente valutare garanzie accessorie, ma non sono obbligatorie per legge.
Una novità importante è che la copertura assicurativa deve essere attiva e valida per essere considerata conforme all’obbligo normativo. Non basta quindi firmare una proposta o avviare una trattativa con la compagnia assicurativa: al momento dei controlli, l’impresa deve poter dimostrare l’esistenza di un contratto assicurativo in vigore e idoneo.
Sanzioni
L’obbligo di sottoscrizione di una polizza catastrofale non è solo un suggerimento o una raccomandazione: si tratta di una disposizione vincolante introdotta dal legislatore con l’intento di prevenire danni economici di vasta portata e ridurre la dipendenza dello Stato dagli interventi straordinari post-emergenza. Proprio per questo motivo, le imprese che non si metteranno in regola entro il 31 dicembre 2025 potrebbero subire gravi conseguenze, soprattutto sul piano economico-fiscale.
Ad oggi, il Governo non ha ancora specificato un sistema sanzionatorio diretto (come multe o penalità fiscali) per chi non stipula la polizza. Tuttavia, è previsto che l’assenza della copertura assicurativa possa comportare l’esclusione dalle agevolazioni e dai contributi pubblici, compresi quelli previsti in caso di calamità naturali. In pratica, un’impresa colpita da un evento distruttivo che non risulti assicurata non potrà accedere ai fondi statali per la ricostruzione o al sostegno economico, lasciando il peso dei danni totalmente a proprio carico.
Inoltre, è allo studio un meccanismo premiale, già proposto da alcune forze politiche, che preveda detrazioni fiscali o incentivi per le imprese in regola con l’obbligo. Questo renderebbe ancora più svantaggiosa la scelta di non adeguarsi alla normativa.
Il messaggio è chiaro: non essere assicurati significa esporsi a rischi economici enormi, oltre a perdere ogni possibilità di tutela pubblica. E in un’epoca di eventi naturali sempre più estremi, l’imprevedibilità non può più essere una scusa.
Come scegliere la polizza catastrofale giusta
Con l’obbligo di stipulare una polizza contro i rischi catastrofali entro il 31 dicembre 2025, molte PMI si trovano a navigare un mercato assicurativo complesso, dove le offerte sono numerose ma non sempre trasparenti. Come scegliere, quindi, una polizza efficace, economicamente sostenibile e in linea con i requisiti normativi? Ci sono alcuni aspetti fondamentali da tenere in considerazione.
In primo luogo, è essenziale verificare che la polizza copra espressamente i rischi richiesti dalla normativa, come terremoti, alluvioni e frane. Alcune assicurazioni propongono pacchetti generici contro “eventi atmosferici”, ma non tutti includono danni da terremoto o inondazione, che invece devono essere obbligatoriamente coperti.
In secondo luogo, attenzione a franchigie, scoperti e massimali: sono le clausole che determinano quanto effettivamente verrà rimborsato in caso di sinistro. Una polizza con un premio basso ma con scoperti elevati potrebbe rivelarsi inutile nel momento del bisogno. È bene quindi leggere con attenzione le condizioni contrattuali e farsi consigliare da un intermediario assicurativo esperto o da un consulente di fiducia.
Anche la valutazione del rischio territoriale è un fattore chiave: alcune regioni italiane, come quelle dell’Appennino o le aree costiere, sono maggiormente esposte a eventi sismici o alluvionali, e le polizze in queste zone potrebbero avere costi più elevati. Tuttavia, proprio in queste aree la copertura diventa indispensabile.
Infine, è consigliabile optare per assicurazioni che offrano anche servizi di assistenza post-evento e perizie rapide, per garantire tempi brevi di indennizzo. Un dettaglio che può fare la differenza tra la ripresa e il fallimento.
Vantaggi fiscali
Oltre alla protezione contro danni potenzialmente devastanti, la stipula di una polizza catastrofale può rappresentare anche un’opportunità per ottenere benefici fiscali. Sebbene al momento non siano ancora stati attivati incentivi automatici a livello nazionale, il Governo sta valutando l’introduzione di misure premiali, che potrebbero essere inserite nei prossimi provvedimenti fiscali o nella prossima Legge di Bilancio.
Già oggi, tuttavia, le imprese possono dedurre dal reddito d’impresa i costi sostenuti per le assicurazioni contro i rischi aziendali, compresi quelli per eventi naturali. L’art. 108, comma 1 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi) prevede infatti che le spese relative a polizze assicurative siano deducibili, a condizione che siano inerenti all’attività d’impresa. Questo significa che il premio assicurativo annuo pagato può essere sottratto dal reddito imponibile, contribuendo a ridurre la base su cui si calcolano IRES e IRAP.
Inoltre, alcune Regioni o Camere di Commercio hanno già attivato bandi o contributi per incentivare le imprese a tutelarsi da eventi catastrofali. In determinati territori, è possibile ottenere finanziamenti a fondo perduto o cofinanziamenti per l’acquisto di polizze, soprattutto in aree classificate a rischio elevato.
È quindi importante, oltre a valutare la polizza giusta, anche tenere d’occhio le agevolazioni locali e restare aggiornati sulle eventuali novità legislative nazionali che potrebbero rendere ancora più conveniente l’adempimento dell’obbligo.
Caso pratico
Immaginiamo una piccola impresa artigiana situata in Emilia-Romagna, con un capannone produttivo di 600 m², macchinari per un valore di 300.000 euro e un magazzino merci da 100.000 euro. A maggio 2023, la zona è stata colpita da una devastante alluvione che ha distrutto parte della struttura e reso inutilizzabili sia le attrezzature che la merce stoccata. Il danno totale? Oltre 450.000 euro.
Le imprese che, al momento dell’evento, risultavano coperte da una polizza contro eventi catastrofali hanno ottenuto risarcimenti rapidi e completi dalle compagnie assicurative, riuscendo a riavviare le attività nel giro di pochi mesi. Al contrario, l’impresa artigiana in questione, sprovvista di copertura, ha dovuto attendere mesi per accedere a contributi statali straordinari, peraltro parziali e soggetti a iter burocratici complessi.
Risultato: mentre le aziende assicurate sono tornate pienamente operative nel giro di 3-6 mesi, l’impresa in questione ha dovuto sospendere l’attività per oltre un anno, licenziare parte del personale e contrarre debiti per coprire le spese di ripristino.
Questo caso dimostra chiaramente quanto possa essere rischioso affidarsi esclusivamente agli aiuti pubblici e quanto, invece, una copertura assicurativa adeguata rappresenti un vero e proprio strumento di continuità aziendale. Non solo tutela, quindi, ma anche strategia di sopravvivenza e competitività in un contesto climatico sempre più imprevedibile.
Cultura assicurativa
Nonostante la crescente frequenza degli eventi climatici estremi e le gravi conseguenze economiche che ne derivano, in Italia persiste una scarsa cultura assicurativa, soprattutto tra le piccole e medie imprese. Secondo i dati raccolti da ANIA (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici), solo il 12% delle PMI italiane risulta attualmente coperta da una polizza contro eventi catastrofali, una percentuale nettamente inferiore rispetto alla media europea.
Le ragioni sono molteplici. In primo luogo, c’è ancora la percezione errata che certi eventi “non capiteranno mai”, oppure che, in caso di disastro, “interverrà lo Stato”. Questa visione fatalista o assistenzialista porta molte aziende a sottovalutare il rischio e a non pianificare alcuna forma di protezione preventiva.
In secondo luogo, manca spesso informazione chiara e accessibile: molte imprese non conoscono le opzioni disponibili sul mercato, non sanno a chi rivolgersi, oppure temono di incorrere in costi troppo elevati. A ciò si aggiunge una certa diffidenza verso le compagnie assicurative, legata a esperienze negative pregresse o a una percezione di poca trasparenza nei contratti.
La proroga al 2025 rappresenta quindi non solo una finestra operativa, ma anche un’opportunità per rafforzare la consapevolezza del rischio e diffondere una cultura della prevenzione. Serve uno sforzo coordinato tra istituzioni, associazioni di categoria e professionisti per informare e accompagnare le imprese verso scelte consapevoli e responsabili.
Considerazioni finali
La proroga al 31 dicembre 2025 rappresenta una grande occasione per le imprese italiane, ma è anche un ultimo avviso. Non è più il tempo dell’attesa o dell’improvvisazione: gli eventi catastrofali sono ormai una certezza nel nostro Paese, e ogni azienda – piccola o grande che sia – deve dotarsi degli strumenti giusti per proteggersi.
Stipulare una polizza contro i rischi naturali non è solo un obbligo normativo, ma un atto di responsabilità verso i propri dipendenti, clienti e fornitori. È una misura che permette di garantire continuità operativa, salvaguardare il patrimonio aziendale e accedere a eventuali agevolazioni fiscali o contributi futuri.
Le PMI devono cogliere questi mesi come un’opportunità per:
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Analizzare i propri rischi territoriali
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Richiedere preventivi a più compagnie assicurative
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Farsi affiancare da consulenti competenti
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Monitorare bandi e incentivi locali
In un contesto economico fragile e imprevedibile, la prevenzione non è più un costo, ma un investimento strategico. Rimandare può significare trovarsi soli e scoperti nel momento del bisogno. Agire per tempo, invece, può fare la differenza tra il restare a galla o affondare.